Yes

Proiezione del film

di Nadav Lapid, Francia, Cipro, Germania, Israele, 2025, 150’ V.O. ebraico sottotitolata in italiano

In concorso

, presso Sala Truffaut

Immagine di copertina per l'evento “Yes”

Proiezione del quinto film in concorso: Yes di Nadav Lapid. Due amanti affrontano situazioni assurde e conflitti sociali in Israele, tra tensioni religiose e burocratiche, in un viaggio satirico che critica ironicamente il potere e la società.

Yes (2025) di Nadav Lapid si conferma come un’opera provocatoria e radicale, capace di mescolare dramma, satira e riflessione politica in un unico flusso narrativo intenso. Il film utilizza il registro dell’assurdo e dell’eccesso per esplorare le contraddizioni della società israeliana contemporanea, ma lo fa in maniera universale, trasformando conflitti locali in questioni di più ampio respiro sociale e morale. L’abilità del regista sta nel rendere ogni scena un microscopio sulle dinamiche di potere, religione e controllo, senza mai scadere nella banalità del messaggio politico.

La narrazione si sviluppa attraverso il percorso di due protagonisti, le cui azioni quotidiane e le cui reazioni a eventi inattesi diventano il motore della critica. Quello che inizialmente sembra un racconto lineare di vita urbana si trasforma rapidamente in un percorso satirico e a tratti grottesco, in cui le regole sociali e religiose diventano ostacoli ironicamente assurdi. La satira politica emerge in modo sottile ma costante: il film mette in scena figure autoritarie, istituzioni burocratiche e conflitti religiosi in maniera caricaturale, mostrando quanto le strutture di potere possano risultare oppressivamente assurde se osservate da vicino. Dal punto di vista formale, Lapid conferma la propria maestria visiva. La fotografia di Shaï Goldman alterna inquadrature ravvicinate, claustrofobiche, a campi larghi che accentuano l’isolamento dei protagonisti all’interno della società. I colori sono spesso freddi e quasi desaturati, contribuendo a trasmettere una sensazione di alienazione e tensione. Il montaggio di Nili Feller mantiene un ritmo frammentato che sottolinea la dissonanza cognitiva dei personaggi, rendendo palpabile lo scontro tra desiderio di libertà e imposizioni esterne.

La colonna sonora, curata da Sleeping Giant con Omer Klein, gioca un ruolo essenziale nel modulare l’atmosfera: i temi musicali, spesso dissonanti, accentuano l’ironia delle situazioni e sottolineano il senso di incertezza che permea l’intera vicenda. Ogni elemento sonoro contribuisce a costruire un mondo narrativo in cui il senso di realtà è volutamente oscillante, riflettendo le ambiguità della vita quotidiana e delle strutture di potere. Dal punto di vista tematico, Yes si inserisce nel filone del cinema politico-satirico, riuscendo a coniugare il registro comico con riflessioni profonde su religione, identità e autorità. La satira non è mai fine a sé stessa: la critica sociale emerge dai comportamenti, dai dialoghi e dalle situazioni grottesche in cui i protagonisti si trovano intrappolati. La scelta di ambientare la storia in contesti riconoscibili ma caricaturali amplifica l’effetto critico, rendendo il film provocatorio senza essere didascalico.

Uno degli aspetti più interessanti è la gestione dei personaggi. I protagonisti non sono eroi né vittime passive: agiscono, sbagliano, reagiscono alle circostanze e creano la loro strada attraverso scelte talvolta incoerenti ma sempre umanamente credibili. Questa complessità rende la critica politica più efficace, perché emerge da azioni reali e non da enunciazioni ideologiche. Il pubblico è costretto a osservare, giudicare e riflettere insieme ai personaggi, in un processo di partecipazione attiva alla satira. In conclusione, Yes! rappresenta un esempio contemporaneo di cinema impegnato e intelligente, capace di intrattenere e far riflettere allo stesso tempo. La combinazione di registro satirico, formalismo visivo e riflessione politica fa del film un’opera capace di resistere alla prova del tempo, ponendo questioni universali attraverso la lente di un contesto specifico. È un film che sfida lo spettatore, destabilizza aspettative narrative e visive e lascia un’impressione duratura, confermando la vocazione di Lapid a creare cinema che è al contempo estetico, morale e politicamente incisivo.