- ore 18:30 – presentazione del film con il regista Fabrice Aragno
- ore 19 – proiezione del film Le Lac
Proiezione del secondo film in concorso: Le Lac di Fabrice Aragno. Una coppia affronta una lunga regata tra cambiamenti del meteo e turbamenti interiori. Il film è introdotto dal regista.
Le Lac prende da subito lo spettatore per mano e lo trascina in un cinema costantemente sospeso tra immagine e suono, tra presenza fisica e contemplazione sensoriale. Il film è un’opera audace, che rinuncia deliberatamente alla narrazione convenzionale per abbracciare un’esperienza cinematografica immersiva e viscerale.
Il cuore di Le Lac è la lotta di una coppia – Anna e Vincent, interpretati da Clotilde Courau e dal regatista professionista Bernard Stamm – che si getta anima e corpo in una gara di vela di più giorni sul Lago di Ginevra. La storia, se così si può definire, è minimale: pochissimi dialoghi, un costante balenare di vento, acqua, nuvole e le variazioni continue di un paesaggio naturale mozzafiato. In questo quadro, il lago stesso diventa personaggio principale, specchio delle emozioni umane e teatro di una sfida intima con il mondo. L’elemento più sorprendente dell’opera è probabilmente il modo in cui Aragno tratta il cinema: non più come semplice racconto di eventi, ma come arte prossima alla pittura, alla musica e alla danza. La macchina da presa si attarda sulle superfici dell’acqua, sui riflessi del cielo, sui dettagli dei gesti quotidiani dei protagonisti, trasformando ogni scena in un quadro in movimento che pulsa al ritmo delle condizioni atmosferiche e delle sensazioni interiori.
Non si tratta di un film sperimentale nel senso classico, ma piuttosto di un’opera che si costruisce attraverso il potere delle immagini e del suono: il vento, il gorgoglio delle onde, i richiami degli uccelli e il silenzio stesso assumono il ruolo di collante emotivo. E' proprio nell’assenza di un discorso esplicito che Le Lac trova la sua forza poetica, invitando lo spettatore a immergersi nella meticolosa osservazione del reale.
Il film riflette anche le influenze di Jean-Luc Godard, con cui Aragno ha lavorato a lungo: un cinema che privilegia il senso sopra la struttura drammaturgica, che celebra l’inquadratura e il suono come entità autonome, capaci di evocare emozioni profonde senza bisogno di spiegazioni verbali. Esteticamente, Le Lac è una testimonianza dello sguardo del regista sul rapporto tra uomo e natura. La regata diventa metafora di un desiderio di attraversamento – non solo fisico, ma esistenziale – di conquista e abbandono, di contatto con uno stato della materia che sfugge alla definizione. Le immagini di nuvole, onde e foreste alternate a momenti di calma piatta fanno emergere il lago come entità viva, quasi sacra, capace di evocare riflessioni sull’amore, sulla fatica, sulla solitudine e sulla connessione.
Le Lac può essere visto quindi come una sfida: non un film da consumare passivamente, ma un invito a un’esperienza estetica e sensoriale totale. Chi accetta di lasciarsi trasportare dalle sue lunghe ellissi visive scoprirà un’opera che vibra al confine tra realtà e immaginazione, un cinema che non consola con risposte, ma apre varchi nella percezione, invitando a guardare oltre la superficie delle cose. Se, a tratti, la sua poesia può sembrare impenetrabile, è proprio in quel mistero che risiede la sua singolare e profonda carica emotiva.
